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Abstract

Nel 1980, quando le prospettive post-industriali divennero tangibili, il poeta e artista Nanni Balestrini pubblica Blackout. Il poema si articola intorno a quattro voci del dizionario, ognuna delle quali descrive la nozione di "blackout" in termini di perdita di memoria, interruzione di corrente, conclusioner, forme di censura o di occultamento. Le opera, le immagini e i documenti raccolti da Balestrini raccontano il senso di una fine, la malinconia che segue i disordini e la necessità di registrare le volubili contro-cronache delle voci minori e delle microstorie cresciute a margine degli eventi più visibili. Testi e immagini si giustappongono per ripercorrere storie di disobbedienza e rivolta: la chiave del poema è un fotomontaggio visivo e testuale di materiali d'archivio, fotografie e voci che vengono associati secondo un fine principio combinatorio.

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